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  • Immagine del redattoreMarco Bazzoli

MAGISTRANZA (ovvero la sudditanza del giornalismo alla Magistratura)

di @MarcoBazz92


Puntualmente siamo costretti a sorbirci giorni e giorni di inchieste giudiziarie riguardanti politici di vari colori e provenienze. Ed ogni volta il copione è il medesimo.

La partenza è data da uno più quotidiani “fortunati” che ricevono in anteprima (e non si capisce come o forse sì) la notizia e la sparano in prima pagina. Seguono i telegiornali (con grande invidia verso i cugini cartacei che ricevono sempre prima le segrete informazioni) che ci montano minimo 4/5 edizioni, mattutine e serali. Tutte queste inchieste hanno una cosa in comune o forse due.

La prima è che il povero cristo che si trova ad essere il protagonista di turno è sempre conteso tra le due fazioni che si creano; innocentisti e colpevolisti. Direte voi, dove sta il problema? Semplice, il problema è che le due fazioni si creano non sulla base dell’analisi di prove ed indizi, ma sulla presunta appartenenza, vicinanza, similitudini di idee ad uno o all’altro schieramento politico da parte del malcapitato. Ascrivibile alla destra, per la sinistra sei colpevole. Ascrivibile alla sinistra, per la destra il verdetto è già emesso, sei nel torto.

La seconda è data dal fatto che quella parte di stampa che volta per volta si trova nel ruolo del colpevolista immancabilmente si inginocchia, a volte in modo osceno, davanti alla magistratura. Fateci caso, tutte le volte ci si imbatte in paginate di lodi nei confronti di pm e giudici che con coraggio si sono messi contro quello o quest’altro politico. Le interviste si susseguono, giornalisti che fanno a gare per strappare una domanda al PM di turno. E le persone che leggono un giornale o vedono un tg devono puntualmente sorbirsi l’indecente spettacolo.

Credo che questo comportamento servizievole del giornalismo non sia molto d’aiuto. In primis al “colpevole” di turno che si vede bombardato su tutti i fronti senza la possibilità di difendersi, in secondo luogo, purtroppo, anche al giornalismo stesso che fa la figura del “postino” delle procure più che dell’organo di informazioni della gente comune.

E qui torniamo all’inizio di questo pezzo, esattamente a questa frase “Puntualmente siamo costretti a sorbirci giorni e giorni di inchieste giudiziarie riguardanti politici di vari colori e provenienze.” Ho usato il verbo sorbire perché se il metodo di informazioni su fatti di giustizia e politica continua su questi livelli forse è meglio che noi poveri cittadini si venga informati solo alla fine del processo. Tizio colpevole, Tizio innocente. E si risparmierebbero pure quintali di carta.

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